venerdì 17 maggio 2013

Corso di Algebra geometrica - 3b - Algebra geometrica in 2D e in 3D

Dopo aver visto l'algebra in due dimensioni, affrontiamo ora l'algebra geometrica dello spazio tridimensionale. Essa, già per il fatto che lo spazio tridimensionale è ciò che quotidianamente viviamo, è un'algebra molto interessante che ci permetterà di introdurre molti strumenti matematici che verranno utilizzati anche in seguito. Inoltre, l'algebra $\mathcal{G}_3$ è un ottimo strumento per risolvere e studiare una miriade di problemi sia geometrici sia di meccanica classica, in quanto essa descrive scalari, vettori, piani, volumi oltre alle operazioni su di essi, come riflessioni e rotazioni in un'unica algebra.


Prodotto tra vettori e bivettori
Nel caso tridimensionale, quindi, bisogna aggiungere un terzo vettore $e_3$ al precedente insieme bidimensionale ($e_1,e_2$). Assumeremo come al solito che i tre vettori siano ortogonali e quindi anticommutino tra loro. Da questa base possiamo generare tre bivettori indipendenti: $$e_1e_2;\;\;\;\;e_2e_3;\;\;\;\;e_3e_1,$$ che rappresentano tre piani indipendenti che possiamo trovare nello spazio che contengano le linee di $e_1$, $e_2$ e $e_3$. Vi è ora un ulteriore prodotto da considerare, cioè il prodotto dei tre vettori della base $e_1e_2e_3$. Questo è un oggetto di grado $3$, chiamato anche trivettore e rappresenta pertanto l'elemento di volume orientato ed è anche l'oggetto di più alto grado che possiamo formare in quest'algebra. Pertanto tutti gli elementi dell'algebra sono generati dalla seguente base: $$1 \textit{ (1 scalare);}\;\;\;\;e_1,e_2,e_3 \textit{ (3 vettori);}\;\;\;\;e_1\wedge e_2, e_2\wedge e_3, e_3\wedge e_1 \textit{ (3 bivettori)};\;\;\;\;e_1e_2e_3 \textit{ (1 trivettore).}$$ Questa base definisce uno spazio lineare graduato di dimensione $2^3=8$ e l'algebra corrispondente viene indicata con il simbolo di $\mathcal{G}_3$.
In $\mathcal{G}_3$ abbiamo rispetto a $\mathcal{G}_2$ alcuni nuovi prodotti da considerare.
Partiamo dal prodotto tra vettori e bivettori che abbiamo già incontrato in due dimensioni, dove ci siamo resi conto che un bivettore normalizzato (norma 1) genera le rotazioni di $90°$ rispetto al proprio piano. Le tre basi dei bivettori in 3D condividono la proprietà del singolo bivettore in 2D. Quindi: $$(e_1e_2)^2=(e_2e_3)^2=(e_3e_1)^2=-1$$ Abbiamo detto che il prodotto geometrico introdotto per i vettori può estendersi a tutti gli oggetti dell'algebra, pertanto possiamo formare oggetti del tipo $aB$, dove $a$ è un vettore e $B$ un bivettore. Intuitivamente possiamo aspettarci che un prodotto del tipo $aB$ conterrà in generale un termine che è un vettore e un'altro termine che è un trivettore (quest'ultimo appare quando $a$ non è contenuto nel piano definito da $B$). Per vedere questo scomponiamo il vettore $a$ nella somma di due termini, uno che giace nel piano $B$ ed un'altro ortogonale a questo piano: $$a=a_\parallel + a_\perp$$ e riscriviamo quindi il nostro prodotto come: $$aB=(a_\parallel + a_\perp)B=a_\parallel B + a_\perp B.$$ Il vettore $a_\parallel$ giace in $B$ e in questo piano possiamo sempre trovare un vettore $b$ che sia ortogonale a $a_\parallel$ e tale che $B = a_\parallel \wedge b=a_\parallel b$. Quindi il nostro prodotto diventa: $$aB = a_\parallel(a_\parallel b) + a_\perp a_\parallel b = a_\parallel^2 b + a_\perp a_\parallel b.$$ Il primo termine è chiaramente un vettore (parallelo a $b$) mentre il secondo termine essendo il prodotto geometrico di tre vettori tra loro ortogonali risulta un trivettore.
Per esplorare questa particolarità del prodotto geometrico tra vettori e bivettori, consideriamo il prodotto di un vettore $a$ con il bivettore $b\wedge c$. Usando le proprietà associative e distributive del prodotto geometrico otteniamo: $$a(b\wedge c)=a\frac{1}{2}(bc-cb)=\frac{1}{2}(abc-acb)$$ e usando ora la relazione $ab=2a\cdot b - ba$ scriviamo: $$a(b\wedge c)=(a\cdot b)c - (a\cdot c)b - \frac{1}{2}(bac-cab)=2(a\cdot b)c-2(a\cdot c)b+\frac{1}{2}(bc-cb)a=2(a\cdot b)c-2(a\cdot c)b+(b\wedge c)a$$ e quindi: $$a(b\wedge c) - (b\wedge c)a = 2(a\cdot b)c - 2(a\cdot c)b.$$ Essendo il termine di destra un vettore, risulta quindi che il prodotto antisimmetrizzato di un vettore con un bivettore è un altro vettore. Questa operazione quindi abbassa il grado e viene indicata con il simbolo dot: $$a\cdot B = \frac{1}{2}(aB-Ba)$$ Questo tipo di prodotto indicato con il simbolo $\cdot$ viene chiamato prodotto interno o dot product. Vedremo meglio la terminologia esatta da utilizzare nei post successivi in cui tratteremo il tutto in maniera assiomatica. Ripetiamo quindi l'equazione precedente in quanto è uno dei risultati più usati nell'algebra geometrica: $$a\cdot (b\wedge c) = (a\cdot b)c - (a\cdot c)b.$$ Quindi, ritornando al prodotto tra $a$ e $B$, osserviamo che risulta: $$a\cdot B = a_\parallel B = a_\parallel \cdot B,$$ e quindi l'effetto di prendere il dot product di un vettore e un bivettore e quello di proiettare la componente del vettore nel piano definito da $B$, ruotarla di $90°$ e dilatarla di un fattore dato dal modulo di $B$. En passant, osserviamo che (dall'ortogonalità di $a_\parallel$ e $b$): $$a\cdot B = a_\parallel^2 b = -(a_\parallel)b a_\parallel = -B\cdot a.$$ Possiamo anche considerare un "nuovo" tipo di prodotto. Questo tipo di prodotto viene chiamato wedge product o prodotto esterno ed alza il grado: $$a \wedge (b\wedge c) = \frac{1}{2}(a(b\wedge c) + (b\wedge c)a)$$. Esso è associativo come si può dimostrare in pochi passaggi algebrici: $$a\wedge (b\wedge c)=\frac{1}{2}(a(b\wedge c)+(b\wedge c)a) = \frac{1}{4}(abc-acb+bca-cba)=\frac{1}{4}(2(a\wedge b)c+bac+bca+2c(a\wedge b)-cab-acb)=\frac{1}{2}((a\wedge b)c+c(a\wedge b)+b(c\cdot a)-(c\cdot a)b)=(a\wedge b)\wedge c$$ Quindi ritornando al prodotto tra $a$ e $B$ nella parte che è un trivettore: $$a\wedge B=a_\perp B = a_\perp \wedge B$$ e quindi l'effetto del wedge product di un vettore con un bivettore è quello di prendere l'elemento di volume definito dal piano B e dalla componente ortogonale a tale piano del vettore $a$. Possiamo vedere che questo tipo di prodotto è simmetrico: $$a\wedge B = a_\perp \wedge a_\parallel \wedge b = -a_\parallel \wedge a_\perp \wedge b = a_\parallel \wedge b \wedge a_\perp = B \wedge a.$$ Pertanto è possibile scrivere per l'intero prodotto geometrico $aB$: $$aB = a\cdot B + a\wedge B,$$ dove il dot product sta ad indicare il grado più basso del prodotto, mentre il wedge product sta ad indicare il grado più alto del prodotto. In maniera simile al prodotto geometrico tra vettori possiamo scrivere sia il dot product sia il wedge product in termini del prodotto geometrico: $$a\cdot B = \frac{1}{2}(aB-Ba) \\ a\wedge B = \frac{1}{2}(aB+Ba).$$ Tuttavia bisogna fare attenzione ai segni che in questo caso sono esattamente al contrario del caso del prodotto geometrico tra vettori. Vediamo ancora una volta che l'intero prodotto, in questo caso tra un vettore e un bivettore, mette assieme termini di grado diverso, in questo caso un vettore e un trivettore. Il vantaggio ancora una volta è che tale prodotto è invertibile.

L'algebra dei bivettori
Abbiamo già visto che il quadrato delle tre basi per i bivettori ($e_1e_2,e_2e_3,e_3e_1$) è uno scalare pari a $-1$. Proviamo ora a moltiplicare due di queste basi, ad esempio: $$(e_1\wedge e_2)(e_2\wedge e_3)=(e_1e_2)(e_2e_3)=e_1e_3$$ e, invertendo i fattori: $$(e_2\wedge e_3)(e_1\wedge e_2)=e_2e_3e_1e_2=e_3e_2^2e_1=e_3e_1=-e_1e_3.$$ Quindi il prodotto tra bivettori ortogonali risulta antisimmetrico, in quanto la parte simmetrica si annulla proprio perché i piani sono ortogonali fra loro. Introduciamo la notazione: $$B_1=e_2e_3,\;\;\;\;\;B_2=e_3e_1,\;\;\;\;\;B_3=e_1e_2,$$ per i quali vale la relazione: $$B_iB_j=-\delta_{ij}-\epsilon_{ijk}B_k.$$ In questo caso abbiamo una parfetta analogia con il prodotto geometrico tra vettori, in quanto la parte simmetrica è uno scalare, mentre la parte antisimmetrica un bivettore. In dimensioni più alte viene fuori che la parte simmetrica del prodotto di due bivettori può avere grado zero e grado 4 (e che verranno indicati quindi rispettivamente con il dot product che abbassa il grado e il wedge product che lo alza), mentre la parte antisimmetrica risulta sempre un bivettore, e pertanto l'algebra dei bivettori è chiusa rispetto al prodotto antisimmetrico.
La base dei bivettori soddisfa quindi le relazioni: $$B_1^2=B_2^2=B_3^2=-1$$ e $$B_1B_2=-B_2B_1, \textit{ ecc...}.$$ Queste non sono altro che le relazioni che sussistevano per le basi dei quaternioni introdotte da Hamilton. Possiamo ora quindi chiarire la natura dei problemi che ebbe Hamilton con i quaternioni. Egli infatti identificava i quaternioni puri (con parte scalare nulla) con i vettori, mentre noi ora osserviamo che essi erano in realtà dei bivettori. Hamilton inoltre impose la condizione $ijk=-1$ sulla base dei quaternioni, mentre ora abbiamo: $$B_1B_2B_3=e_2e_3e_3e_1e_1e_2=+1.$$ Per poter effettuare quindi un isomorfismo tra le basi dei quaternioni e le basi $B_i$, bisogna cambiare un segno da qualche parte, ad esempio prendendo: $$i\leftrightarrow B_1,\;\;\;\;\;j\leftrightarrow -B_2,\;\;\;\;\;k\leftrightarrow B_3,$$ che ci mostra come le basi dei quaternioni erano in realtà un insieme sinistrogiro di bivettori, invece del sistema destrogiro di vettori che Hamilton teorizzava.

I trivettori
Prendendo tre vettori $a$, $b$ e $c$, il trivettore $a\wedge b \wedge c$ può essere visto come l'elemento di volume orientato dato dal parallelepipedo ottenuto "spazzando" l'area di $a\wedge b$ lungo il vettore $c$. Chiaramente lo stesso volume orientato si ottiene "spazzando" l'area di $b\wedge c$ lungo il vettore $a$, ovvero il prodotto è associativo $a\wedge (b\wedge c)=(a\wedge b)\wedge c$. Il trivettore $a\wedge b\wedge c$ cambia di segno se scambiamo due dei vettori, mentre un doppio scambio fa ritornare la chiralità in quella originale. Quindi: $$a\wedge b \wedge c = b\wedge c\wedge a = c\wedge a \wedge b.$$ Prendendo i vettori di una base ortogonale in analogia con quanto fatto nel caso bidimensionale, definiremo lo pseudoscalare $I$ come: $$I=e_1e_2e_3,$$ dove ($e_1, e_2, e_3$) è una base ortonormale destrogira. Per una base sinistrogira il prodotto sarebbe $-I$. Dati tre vettori arbitrari avremo pertanto che: $$a\wedge b\wedge c = \kappa I,$$ con $|\kappa|$ che rappresenta il volume del parallelepipedo definito da $a$, $b$ e $c$ mentre il segno di $\kappa$ ci dice se la terna di vettori è destrogira o sinistrogira (rispetto alla base considerata). Consideriamo ora il prodotto del vettore $e_1$ con $I$: $$e_1I=e_1(e_1e_2e_3)=e_2e_3.$$ Esso quindi ci restituisce il bivettore che rappresenta il piano perpendicolare al vettore $e_1$. Quindi il prodotto di un elemento di grado $1$ con un elemento di grado $3$ ci dà un elemento di grado $2$. Moltiplicando da sinistra otteniamo: $$Ie_1=(e_1e_2e_3)e_1=-e_1e_2e_1e_3=e_1^2e_2e_3=e_2e_3,$$ dalla quale osserviamo che $I$ commuta con il vettore $e_1$. Possiamo ripetere questo calcolo anche per $e_2$ e per $e_3$ ed osservare che quindi $I$ commuta con tutti i vettori: $$aI=Ia.$$ Questa relazione di commutazione dello pseudoscalare $I$ con i vettori vale per tutti gli spazi di dimensione dispari, mentre abbiamo visto che lo pseudoscalare di $\mathcal{G}_2$ anticommutava con i vettori, cosa che è comune a tutti gli spazi di dimensione pari. Possiamo quindi scrivere le nostre basi per i bivettori anche in questa maniera: $$B_3=e_1e_2=Ie_3,\;\;\;\;B_1=e_2e_3=Ie_1,;\;\;\;B_2=e_3e_1=Ie_2$$ Questa operazione di moltiplicazione per lo pseudoscalare $I$ viene chiamata dualità. Poichè tale moltiplicazione abbassa il grado possiamo anche scriverla come dot product: $$aI=a\cdot I,$$ dove, come sempre il $\cdot$ indica l'elemento di grado più basso del prodotto. Anche in questo caso vi è un'interpretazione "proiettiva" - cioè proiettare le componenti di $I$ in maniera perpendicolare al vettore $a$. Prendiamo ora il quadrato di $I$: $$I^2=e_1e_2e_3e_1e_2e_3=e_1e_2e_1e_2=-1.$$ Quindi lo pseudoscalare commuta con tutti gli elementi e il suo quadrato è $-1$. Abbiamo quindi le stesse proprietà dell'unità immaginaria $i$, e per molte applicazioni lo pseudoscalare $I$ di $\mathcal{G}_3$ è quello che meglio rappresenta $i$. Tuttavia, per evitare confusioni, continueremo ad usare il simbolo $I$.
Infine, consideriamo il prodotto tra trivettori e bivettori. Se moltiplichiamo, ad esempio, $I$ con il bivettore $e_1\wedge e_2$ otteniamo: $$I(e_1\wedge e_2)=e_1e_2e_3e_1e_2=e_1e_3e_1=-e_3,$$ cioè otteniamo il vettore (cambiato di segno) ortogonale al piano definito da $e_1\wedge e_2$. Questo ci ricorda il prodotto vettoriale ed è facile vedere (esercizio!) che possiamo scrivere in generale: $$a\times b= -I(a\wedge b).$$ Avendo a disposizione il prodotto esterno e l'operazione di dualità il prodotto vettoriale è quindi ridondante, in quanto esso non è altro che un bivettore "camuffato", risultando infatti un vettore collegato ad un bivettore tramite un'operazione di dualità. Questo ci permette di poter non usare il prodotto vettoriale nelle applicazioni e usare soltanto vettori e bivettori.

Una particolare rappresentazione di $\mathcal{G}_3$
Se consideriamo il prodotto geometrico di due vettori della base ortonormale, risulta, utilizzando la dualità, che: $$e_ie_j=e_i\cdot e_j + e_i\wedge e_j=\delta_{ij}+I\epsilon_{ijk}e_k$$ Questa relazione è identica alla relazione che sussiste tra le matrici di Pauli della meccanica quantistica, la quale è data da: $$\sigma_i\sigma_j=\delta_{ij}I+i\epsilon_{ijk}\sigma_k,$$ dove $I$ è la matrice identità $2\times 2$. Le matrici di Pauli sono: $$\sigma_1=\left(\begin{matrix} 0 & 1 \\ 1 & 0 \end{matrix}\right); \;\;\;\; \sigma_2=\left(\begin{matrix} 0 & -i \\ i & 0 \end{matrix}\right); \;\;\;\; \sigma_3=\left(\begin{matrix} 1 & 0 \\ 0 & -1 \end{matrix}\right)$$ Storicamente queste matrici furono inventate da Pauli nel suo studio sulla teoria quantistica non relativistica dello spin. Il collegamento con l'algebra geometrica avvenne solo dopo. Possiamo quindi interpretare le matrici di Pauli come una rappresentazione matriciale dell'algebra di $\mathcal{G}_3$, oltre che alla più nota interpretazione come componenti di un vettore di isospin. Si evince che nella meccanica quantistica non relativistica (quindi con lo spazio tridimensionale disgiunto dal tempo) lo spin (e più in generale il momento angolare) risulta direttamente incorporato nell'algebra geometrica dello spazio in cui si lavora. Vedremo che le matrici $\gamma$ di Dirac, che sono l'equivalente relativistico delle matrici di Pauli, sono incorporate automaticamente nell'algebra dello spaziotempo relativistico. Ricordando la frase di Galileo riportata nel primo post del corso, dovremmo convenire che il pisano sarebbe molto felice di queste connessioni.
Nel prossimo post parleremo delle operazioni di riflessione rispetto ad un piano e di rotazione degli elementi dell'algebra in 3D, ovvero gli strumenti che fanno la "forza" dell'algebra geometrica e concluderemo quindi la parte introduttiva del "corso".

19 commenti:

  1. Ora che ho finito di studiare il post vi viene da dire che noi dovremmo dare un senso, come stiamo facendo in certi casi, sia al dot product che al wedge product in base alle possibili combinazioni di oggetti di vario grado dell'algebra. Se mi trovo nell'algebra G2 e considero un multivettore di grado 0 (quindi uno scalare) e un multivettore di grado 1 (quindi un vettore) come dovrei intendere il dot product e il wedge product dei due? Allo stesso modo il problema si ripropone se ho uno scalare per un bivettore, etc. etc. Ovviamente non posso considerare caso per caso tutte le infinite possibilità, anche perchè mi posso trovare in spazi molto grandi. Come ci si dovrebbe comportare allora?

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  2. Tra l'altro, ora che ci penso, ci sarebbe da definire il dot product e il wedge product tra uno scalare e uno scalare...

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  3. Corretto il typo...

    Sulle tue perplessità, ti invito a rifletterci più attentamente... e poi se non riesci proprio a dirimere i tuoi dubbi, intervengo io... eheh

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  4. @bestboy81
    Un aiutino però te lo voglio dare... ricordati che l'algebra geometrica eredita le proprietà dello spazio vettoriale sul quale è definita. Cosa succede se prendo uno scalare $\lambda$ e un vettore $a$ e li moltiplico? Esco fuori dallo spazio vettoriale?

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  5. Errata

    1) una miriadi di problemi

    2) e per molte applicazione lo pseudoscalare I


    3) quantistica non relativitica dello spin.
    _______________________________

    Inoltre, questo è un mio dubbio. Quando scrivi

    ... $I_{2\times 2}$ è la matrice unitaria $2\times 2$

    Per matrice unitaria intendi
    $
    \left(\begin{matrix}
    1 & 1 \\
    1 & 1
    \end{matrix}\right)
    $
    oppure
    $
    \left(\begin{matrix}
    1 & 0 \\
    0 & 1
    \end{matrix}\right)
    $
    ?

    Lo so che potrei dedurlo con "facili calcoli" ma non posso sforzarmi troppo perché sono sotto esami.

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    1. La seconda matrice... e ora mi hai fatto accorgere di un altro errore: invece di matrice unitaria devo scrivere matrice identità che è la seconda. Correggo...

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    2. In effetti c'è anche chi la chiama matrice unità o unitaria. Comunque per come le chiamavo io, una matrice unitaria è quella matrice $M$ tale che:

      $M M^\dagger = M^\dagger M = I$

      Gvmzz ti ricorda qualcosa? :D

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    3. Se ti riferisci a Quantum Computing, credo di avere rimosso tutto.

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  6. Allora Tony ho riflettuto un pochetto, vediamo se ci sono vicino :P
    Se ho uno scalare $\lambda$ e un vettore $v$, secondo quanto tu lasci intendere, il loro prodotto geometrico dovrebbe essere l'equivalente di quello che io ho nello spazio vettoriale di partenza, quindi $\lambda v$ che sta ancora dentro lo spazio (ma a questo punto lo posso applicare sempre questo ragionamento, anche con uno scalare e un bivettore o con qualcosa di più elevato, no?). Allora mi trovo in questa situazione:

    $\lambda \cdot v + \lambda \wedge v = \lambda v$

    e in base a quanto abbiamo detto sul fatto che il wedge product alza il grado, io faccio così:

    $\lambda \wedge v = \lambda v$

    perchè passiamo da un oggetto di grado 0, se penso allo scalare, ad uno di grado 1 (penso che debba valere anche al contrario $v \wedge \lambda = \lambda v$ però in questo modo la cosa non è che mi convinca tanto, perchè parto da un oggetto di grado uno e resto ad uno di grado uno e con gli oggetti di grado più elevato questo non succede), mentre per il dot product, devo fare per forza così:

    $\lambda \cdot v = 0$

    solo che qui il grado non cala...

    PS Mannaggia a questi commenti che non si possono modificare...

    PSS Scusa tony, ricordi quando sul blog di Odifreddi hai scritto quella spiegazione sulla retrodizione a proposito della teoria evoluzionistica? Avevi detto che erano cose che avevi fatto in un seminario, per caso sai ci sono delle note a disposizione? Sarei curioso di dare un'occhiata.

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  7. Per quanto ricordo se $V$ è uno spazio lineare (o vettoriale), $\lambda \,\epsilon \, \mathbb{R}$ (o $\lambda \,\epsilon \, \mathbb{Z}$) e $a\,\epsilon\, V$ anche $\lambda a\, \epsilon\, V$.

    Mi pare che sia un assioma o una conseguenza immediata degli assiomi che definiscono uno spazio lineare.

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  8. @bestboy81
    Ha ragione gvmzz, se $\lambda$ è uno scalare e $a$ un vettore, allora per gli assiomi degli spazi lineari $\lambda a$ è anch'esso uno scalare e quindi l'operazione non alza il grado ma mantiene lo stesso grado. Inoltre gli scalari commutano con tutti gli oggetti.
    Inquadra le cose in questa maniera. Noi siamo partiti da questa definizione di prodotto geometrico tra vettori: $ab = a\cdot b + a\wedge b$. In generale quello che si fa (lo vedremo nella serie 4 dei post) è partire in generale dal prodotto geometrico tra vettori per definire il prodotto interno e il prodotto esterno. Pertanto, per due vettori $a$ e $b$ si ha che $a\cdot b = \frac{1}{2}(ab+ba)$ e $a\wedge b = \frac{1}{2}(ab-ba)$.
    Se uno cerca di applicare tali regole pedissequamente al prodotto tra un vettore e uno scalare ottiene che:
    $$\lambda \cdot a = \frac{1}{2}(\lambda a + a\lambda)=\lambda a$$ e
    $$\lambda \wedge a = \frac{1}{2}(\lambda a - a\lambda) = 0$$.
    Dalla quale vedi che in questo caso il prodotto $\lambda a$ è uguale al prodotto interno tra $\lambda$ e $a$. Così deve essere considerando i gradi degli oggetti. Se $\lambda$ ha grado zero e $a$ grado uno, il loro prodotto sarà sempre un oggetto di grado uno, in quanto il grado zero non contiene elementi che possono alzare (o abbassare il grado) ed in questo caso si ha sempre che il loro prodotto coincide con il prodotto interno, perché mancando un grado più alto $\langle \lambda a \rangle_k = 0. Credo che già dalla prossima lezione alcune cose saranno più chiare.

    PS: Per quanto riguarda quel post sulla retrodizione vedo di mettere le varie note che ho in maniera leggibile e magari ci facciamo un bel post qui...

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  9. errata:
    perchè mancando un grado più alto $\langle \lambda a \rangle_2$=0

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  10. se λ è uno scalare e a un vettore, allora per gli assiomi degli spazi lineari λa è anch'esso uno scalare
    Forse volevi dire che $\lambda a$ è un vettore, perchè altrimenti gvmzz ha torto :P

    Beh, se devo essere sincero questo era stato anche il mio primo pensiero, però c'è stata una cosa che mi ha fato cambiare idea. Queste formule $a\cdot b = \frac{1}{2}(ab+ba)$ e $a\wedge b = \frac{1}{2}(ab-ba)$ valgono nel caso che a e b siano vettori, quindi oggetti dell'algebra con lo stesso grado. In ques'ultimo post hai fatto vedere che se usiamo vettori e bivettori (e ho la sensazione che questo valga in generale) le cose sono un po' diverse nei segni:

    $$a\cdot B = \frac{1}{2}(aB-Ba) \\ a\wedge B = \frac{1}{2}(aB+Ba)$$

    Ora mi sembrava più giusto fare concordare le cose con queste, visto che anche in questo caso abbiamo un prodotto di oggetti di grado diverso. Tra l'altro, altra cosa a cui avevo pensato e che non mi piaceva, in questo modo ci perdiamo il fatto che il wedge product non rappresenta oggetti di grado superiore, mi sembrava una cosa importante dell'algebra geometrica, no?

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  11. ahahha certo ;) è un vettore...

    Attenzione in questo caso il grado non si è alzato. Tu parti da uno scalare $\lambda$ di grado 0 e un vettore $a$ di grado 1 e il risultato è un vettore $\lambda a$ che è sempre un oggetto di grado 1. Gli oggetti di grado 0 non possono alzare il grado dei multivettori se moltiplichiamo (geometricamente) un multivettore per uno scalare. Chiaramente in questo caso c'è ambiguità tra prodotto interno e prodotto esterno se li guardiamo come termini di grado più basso e termini di grado più basso. A quel punto l'unica cosa che importa è che $\lambda a = \lambda a$ e cioè che il prodotto sia simmetrico e pertanto dovremmo utilizzare una formula simmetrica.
    Nel prossimo post vedremo come l'unica cosa che conta davvero è il prodotto geometrico. I prodotti interni e i prodotti esterni vengono considerati solo quando si vuole far riferimento a precise cose, ma essi possono sempre essere ricondotti a prodotti geometrici. In questa ottica ci conviene dire che $\lambda a$ corrisponde al prodotto scalare tra $\lambda$ e $a$, anche se non è proprio un prodotto scalare, ma una semplice moltiplicazione tra uno scalare e un vettore derivata dalla natura vettoriale dello spazio lineare che contiene $a$.
    Quando introduremmo il concetto di multivettori omogenei e di blade queste ambiguità cadranno del tutto.

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  12. l'unica cosa che importa è che $\lambda a = a\lambda$

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  13. La cosa che mi avevi detto, mi suonava abbastanza chiara solo che mi avevano incuriosito questi multivettori omogenei e le blade e ho trovato un paio di libri che trattano di algebra geometrica (ci è voluto un pochetto, poche fonti, non sarà un argomento di cui si discute al bar, evidentemente :P). Ora in uno (Clifford algebra to geometric calculus) ho incontrato proprio la cosa di cui abbiamo parlato e gli autori danno una definizione generale di prodotto interno ed esterno dove, nel caso degli scalari intesi come multivettori omogenei di grado 0, la definizione è come la mia, anzi è proprio l'eccezione. Metto il link all'immagine della pagina così puoi leggere:
    definizioni 1.21 e 1.22
    formula 1.27



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  14. @bestboy81
    È giusto. Però come giustamente puntualizza il tizio la questione, per gli scalari, è "trivial".
    Certo che ti sei andato a scegliere forse il libro più "ostico" come fonte.
    Comunque credo che a questo punto sarà meglio trattare anche noi il calcolo geometrico.

    PS: Prossima settimana metto online la terza parte di questa lezione e anche le note sulla relazione tra aumento dell'entropia e retrodizione.
    PPS: Ho trovato anche delle vecchie note di meccanica quantistica non relativistica. Con un po' di pazienza se ne potrebbe ricavare qualcosa.
    PPPS: Il contributo tuo e di gvmzz è preziosissimo, poiché ho poco tempo (e questo fine settimana sarò ad Amalfi per un matrimonio) e mi aiutate a dargli una forma più consistente.

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    1. Sinceramente ho letto le prime pagine, l'ho cercato solo per consultazione, poi comunque è solo il primo capitolo a parlare di algebra geometrica, almeno su quello che abbiamo fatto noi. Tra l'altro ho trovato pure Clifford algebras and spinors.
      Grazie per le note, ma se non hai tempo lascia perdere, poi magari ne riparliamo.

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    2. No vabbè... si può sempre fare qualcosa.
      "Do the best you can, where you are, with what you have" (T. Roosevelt)

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